C’è un momento, in cucina, in cui capisci se stai per portare in tavola “una frittura” o “la frittura”. Succede quando tiri su il primo pezzo dall’olio, lo appoggi, senti quel crepitio sottile e vedi la superficie asciutta, dorata, quasi polverosa. Non è magia: è tecnica. E il cuore di tutto, sì, è la doppia panatura.
Perché la frittura a volte viene unta (e come evitarlo)
L’olio non dovrebbe “entrare” nel cibo, dovrebbe solo cuocere la superficie rapidamente, creando una crosta che fa da scudo. Se però l’alimento è umido, la panatura è debole, o la temperatura dell’olio è sbagliata, succede il contrario: la crosta si apre, l’umidità scappa, l’olio si infiltra. Risultato: esterno molle e unto.
La soluzione sta in tre parole chiave, semplici ma decisive: asciugatura, barriera, calore.
Il segreto che cambia tutto: la doppia panatura
La doppia panatura funziona perché costruisce una barriera multistrato. È un po’ come indossare due giacche leggere invece di una sola: l’aria resta intrappolata, l’interno si protegge, l’esterno diventa croccante e stabile.
Doppia panatura passo per passo
- Prima infarinatura
- Passa il cibo nella farina, meglio farina di riso o amido di mais se vuoi un risultato più secco.
- Scuoti bene l’eccesso: la farina deve essere un velo, non una coperta.
- Uovo (o pastella leggera)
- Immergi in uovo sbattuto (con un pizzico di sale solo se poi non salerai fuori).
- In alternativa, una pastella con birra o acqua frizzante aiuta a creare una crosta più ariosa.
- Prima passata nel pangrattato
- Premi leggermente, così aderisce in modo uniforme.
- Ripeti: uovo + pangrattato
- È qui che succede la trasformazione: la seconda passata “incolla” la crosta e la rende resistente.
- Riposo su griglia (10-20 minuti)
- Non saltarlo: questo riposo asciuga la superficie e stabilizza la panatura, riducendo il rischio che si stacchi in olio.
Asciugare, sempre: il trucco più sottovalutato
Prima ancora di pensare alla panatura, pensa all’acqua. Tampona tutto con carta da cucina, carne, pesce, verdure, perfino la mozzarella se la stai “asciugando” per una versione fritta. Meno umidità fuori significa:
- meno schizzi,
- panatura che aderisce meglio,
- croccantezza più netta.
Temperatura dell’olio: la finestra perfetta (170-190°C)
Qui vale una regola: se l’olio è troppo freddo, il cibo assorbe. Se è troppo caldo, brucia fuori e resta crudo dentro. La fascia d’oro è 170-190°C.
Per controllare:
- meglio un termometro,
- in alternativa, uno stuzzicadenti: se fa bollicine vivaci intorno, ci sei.
E se vuoi il livello “professionale”: per alcuni alimenti (patatine, pesce spesso, bocconcini grandi) funziona la doppia frittura, prima più dolce per cuocere l’interno, poi più alta per la crosta.
Olio giusto e padella giusta
Scegli un olio con punto di fumo alto, come l’olio di semi di arachidi. Non è una mania: è chimica (e qui torna utile la parola frittura, perché descrive bene questo equilibrio tra grasso e calore).
In pratica:
- usa una padella profonda o una casseruola,
- non riempire troppo, lascia almeno 5 cm di spazio,
- friggi pochi pezzi per volta, altrimenti la temperatura crolla.
Il dopo: scolatura e sale (senza rovinare tutto)
Quando tiri su i pezzi, appoggiali su griglia con sotto carta assorbente. La griglia è fondamentale: l’aria gira, la crosta resta asciutta. Se li metti direttamente su carta senza griglia, la parte sotto “suda”.
Infine:
- non coprire mai,
- sala solo alla fine, così non richiami umidità sulla superficie.
La promessa mantenuta
Con doppia panatura, alimenti ben asciutti e olio nella fascia 170-190°C, la frittura esce croccante, leggera e asciutta. E la cosa bella è che lo senti subito: quel “crack” al morso che sembra semplice, ma in realtà è il suono di una tecnica fatta bene.




